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Tempi Brevi

Dopo un’attesa iniziale forse eccessivamente prolungata, ma probabilmente comprensibile vista la portata del provvedimento, il Superbonus è finalmente pronto a partire. Lo strumento ha generato grandi aspettative nei potenziali beneficiari e negli addetti ai lavori, eguagliate solo dalla preoccupazione sulla sua reale possibilità di utilizzo. Oggi i maggiori dubbi riguardano i tempi e le possibili complicazioni a livello burocratico.

L’accesso al Superbonus è previsto per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021. Il Governo sembra per fortuna intenzionato a prolungarne la validità almeno fino al 2023 (ma si parla anche di renderlo uno strumento strutturale), sempre che si riesca a rendicontarne le spese tra le risorse del Recovery Fund.

Diciotto mesi rappresentano un intervallo di tempo troppo compresso per interventi di riqualificazione energetica caratterizzati da una elevata complessità – non solo tecnica ma anche finanziaria – e che richiedono la partecipazione di un’ampia gamma di professionisti esperti in varie materie. Infatti, la fretta è sempre una cattiva consigliera e le tempistiche ristrette potrebbero influire sulla qualità degli interventi.

I numerosi adempimenti amministrativi richiesti per la cessione del credito alle banche rappresentano un ulteriore ostacolo, dal momento che buona parte dei committenti o delle imprese che opteranno per lo sconto in fattura non ha sufficiente liquidità e capienza fiscale per usufruire direttamente delle detrazioni. Secondo alcuni recenti articoli di stampa, sono necessari 43 documenti per la cessione del credito per gli interventi nei condomini, mentre ne servono “solo” 38 nel caso di abitazioni uni o bifamiliari. Questa complessità burocratica potrebbe essere causa di errori, revoche e sanzioni, con l’effetto di scoraggiare i potenziali beneficiari.

Un terzo punto da considerare è il rapporto costi-benefici di una misura che, è bene ricordarlo, sarà interamente finanziata a fondo perduto da risorse pubbliche. Come già ho avuto modo di sostenere in un mio precedente articolo, l’introduzione di un rapporto di proporzionalità tra aliquota della detrazione spettante e miglioramento della prestazione energetica effettivamente conseguibile avrebbe più plausibilmente potuto far pendere la bilancia dal lato dei benefici.

Ad oggi le previsioni lato costi sono tra i 6 e i 7 miliardi di euro/anno, aggiuntivi rispetto ai 29 miliardi di euro già fatturati ogni anno per i “tradizionali” bonus destinati al settore edilizio. Lato benefici (economici), l’Associazione Nazionale Costruttori Edili ha stimato un effetto positivo sull’economia di 21 miliardi di euro e una ricaduta occupazionale pari a 100.000 posti di lavoro. A questi si aggiungono i positivi impatti in termini di riduzione dei consumi e dei costi energetici.

L’augurio è che se gli aspetti sopra evidenziati si manifesteranno, il governo prenderà rapidi e tempestivi provvedimenti per apportare gli adeguati correttivi affinché questa misura, peraltro storica, possa davvero accelerare il ritmo di riqualificazione del patrimonio abitativo nazionale. Oltre il 60% degli edifici residenziali in Italia ha infatti più di 45 anni ed il settore è responsabile di ben il 28% dei consumi finali di energia. L’efficacia del Superbonus è dunque fondamentale affinché sia possibile raggiungere i target PNIEC al 2030 per l’efficienza energetica e le rinnovabili termiche.

Questo articolo è stato pubblicato su QualEnergia, numero 4-2020

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