14 miliardi di nuovo debito per l'energia: non ripetiamo l'errore dei fondi ETS

Dalla fine di febbraio di quest’anno, i prezzi del gas sono aumentati del 140%, quelli del gasolio sono raddoppiati, ricordano in Europa. (Ansa)

In Italia, i 14 miliardi di nuovo debito pubblico per il caro energia dovrebbero finanziare investimenti che, nei fatti, riducano in modo strutturale la nostra vulnerabilità, non misure come il taglio delle accise, che nei fatti sostengono la domanda di combustibili fossili. È la stessa Commissione europea a prevederlo.


Ma è bene ricordarlo perché anche sui proventi delle aste EU ETS l'Italia ha ricevuto precise indicazioni europee che finora non ha rispettato nell’uso dei fondi.


L’Europa prevede che gli Stati investano nella decarbonizzazione l'intero ammontare dei proventi delle aste ETS (fino al 2023 l’ Europa raccomandava di impiegarne almeno il 50%). Ma in Italia, appena il 9% dei fondi ETS sono andati alla transizione, solo 1,6 miliardi sui 18 miliardi incassati dalle aste tra il 2012 e il 2024 (@eccoclimate).

Peraltro, quanti oggi chiedono di sospendere o indebolire l'ETS dovrebbero anche dire con franchezza quale modello di sviluppo propongono in alternativa.
La direzione dell'innovazione sostenibile era tracciata già quasi vent'anni fa. Nel dicembre 2008 il Parlamento europeo approvò il pacchetto 20-20-20, che indicò la strada della riduzione delle emissioni di CO2 e la crescita di rinnovabili ed efficienza.


Non è pensabile far crescere le imprese difendendo lo status quo, non è mai accaduto che si cresca smettendo di innovare.


Chi oggi installa impianti rinnovabili non installa quelli di vent'anni fa, ma tecnologie più efficienti e competitive. Lo stesso deve valere per l'industria dell'auto, che ha avuto tempo per innovare competenze e processi produttivi e ridurre le proprie esternalità, evitando di inquinare l'aria e surriscaldare il pianeta.


Per l’automotive la frontiera della crescita è l'elettrico, e c’è la rivoluzione delle batterie allo stato solido in arrivo. Se l'Europa non sarà pronta a produrle, resteremo un cliente senza potere negoziale, con il rischio che potremmo non vederci più vendere le batterie e ritrovarci a dover comprare direttamente le auto finite anziché i componenti, perdendo valore aggiunto, competenze e autonomia industriale.


Se nuovo debito dobbiamo fare, che la flessibilità per l’energia sia un debito che costruisce futuro, non uno che lo ipoteca.