Re Rebaudengo

Accelerare l'elettrificazione dei consumi

L’elettrificazione dei consumi è uno dei pilastri fondamentali per la ridurre la dipendenza dai combustibili fossili: consiste nella sostituzione di tecnologie e processi basati su combustibili fossili – come motori a combustione interna, caldaie a gas e fornelli tradizionali – con soluzioni alimentate da energia elettrica, come veicoli elettrici, pompe di calore e piastre a induzione, per soddisfare i consumi finali nei settori industriale, residenziale e dei trasporti.

Promuovere l’elettrificazione dei consumi il più velocemente possibile è una delle raccomandazioni principali che l’Europa ha rivolto agli Stato membri per dare una soluzione strutturale al nuovo shock energetico che si è aperto con la guerra in Iran nel 2026 e che già appare persino più grave dell’emergenza energetica che abbiamo affrontato nel 2022 con la guerra della Russia in Ucraina.

Coerentemente, la Spagna ha approvato un piano straordinario di circa 5 miliardi di euro per la crescita delle rinnovabili e dell’elettrificazione che prevede anche una riduzione fino al 60% delle imposte sull’elettricità, ammortamenti accelerati per le imprese che investono in rinnovabili, agevolazioni fiscali per l’acquisto di veicoli elettrici, incentivi per l’autoconsumo, le pompe di calore e le riqualificazioni energetiche degli edifici.

La Francia ha presentato un programma di elettrificazione che raddoppierà il sostegno pubblico al passaggio all’elettrico, portandolo a 10 miliardi l’anno entro il 2030. Per la mobilità, l’obiettivo è che due nuove auto su tre siano elettriche entro la fine del decennio. Inoltre, punta a installare un milione di pompe di calore all’anno fino al 2030 per dare un forte segnale di transizione all’elettrificazione dei consumi.

È auspicabile che l’Italia si muova nella direzione intrapresa da Spagna e Francia che hanno scelto di seguire le indicazioni europee.

Nel nostro Paese assistiamo al rilancio del carbone, con il phase-out delle centrali posticipato dal 2025 al 2038, e saranno i cittadini a pagare i costi di allungare di 13 anni la vita questi impianti. Incredibilmente, c’è chi propone di tornare al gas russo, dimostrando di non aver appreso nulla dalla crisi del 2022 e di non comprendere quanto importante sia la sicurezza energetica per l’Italia. Il Commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen lo ha detto chiaramente: è impensabile tornare al gas russo, questa non è una crisi energetica, è una crisi dell’energia fossile, e dobbiamo ridurre la nostra dipendenza da queste fonti, che è ancora molto alta.

Le tecnologie alimentate dall'elettricità riducono il fabbisogno di energia rispetto a quelle che impiegano combustibili fossili, a parità di performance. Affinché l’elettrificazione sia sostenibile da un punto di vista ambientale e per massimizzare i benefici economici è necessario che l’energia elettrica provenga da fonti rinnovabili. Nell’industria, le tecnologie già esistenti per l’elettrificazione consentirebbero di coprire fino al 92% del fabbisogno di calore di processo dell’industria europea. Nei trasporti, i veicoli elettrici sono tre volte più efficienti rispetto a quelli a combustione interna. Nel settore residenziale, una pompa di calore è almeno tre volte più efficiente di una caldaia a gas. Tuttavia, gli oneri e la fiscalità sull’elettricità assorbono gran parte dei vantaggi.

Come ha raccomandato il Commissario europeo all’Energia, è necessario abbassare le tasse sull’elettricità. E più che mai lo è in Italia, dove la fiscalità penalizza l’energia elettrica rispetto ai combustibili fossili, affermazione in linea con i ricercatori di ECCO Climate che rilevano come il vettore elettrico paghi un’imposizione fiscale e oneri tre volte superiori al gas naturale e circa due volte maggiori di diesel e benzina.

Anche le agevolazioni economiche sull’elettricità andrebbero rimodulate con il duplice obiettivo da una parte di tutelare realmente i cittadini meno abbienti e dall’altra di non scoraggiare l’elettrificazione. Ad esempio, l’esenzione sul pagamento dell’accisa per i primi 150 kWh mensili per le utenze fino a 3 kW andrebbe ripensata, legando il beneficio alla fascia ISEE invece che alla potenza del contatore. Attualmente, l’esenzione non è costruita per intercettare il bisogno economico delle famiglie disagiate, e consente anche a fasce benestanti o a seconde case di beneficiare dell’agevolazione mantenendo il contatore a 3 kW, mentre penalizza famiglie economicamente fragili che perdono l’esenzione se aumentano la potenza. Un’impostazione basata sull’ISEE permetterebbe di indirizzare il beneficio verso chi ne ha bisogno. Inoltre, il maggiore gettito derivante dall’esclusione delle fasce ISEE più alte potrebbe essere utilizzato per rafforzare la tutela dei soggetti vulnerabili, aumentando i kWh mensili esentati dall’accisa. Un’esenzione modulata sull’ISEE non ridurrebbe il gettito complessivo, ma ne migliorerebbe l’equità e l’efficacia.

In parallelo, bisognerebbe evitare che il limite di 3 kW di potenza del contatore sia un ostacolo all’elettrificazione, poter passare ai 6 kW non dovrebbe essere un significativo aggravio dei costi.