Re Rebaudengo

Sviluppare le rinnovabili

Come è accaduto con l’emergenza energetica innescata dalla guerra della Russia contro l’Ucraina nel 2022, anche questo nuovo shock energetico conseguente alla guerra in Iran ha un impatto più forte e persistente in Italia che altrove: ancora una volta, siamo i più colpiti perché siamo il Paese europeo con la maggiore dipendenza dalle importazioni di fossili, pari al 75%, uno svantaggio che aumenta le bollette elettriche perché solo il 41% dell’elettricità è rinnovabile.

Per l’Italia, aumentare rapidamente la produzione nazionale di elettricità rinnovabile installando 20 GW di rinnovabili all’anno nel periodo 2027 – 2030 è l’unica strategia razionale sia per la sicurezza energetica, sia per ridurre e stabilizzare i costi: le tecnologie rinnovabili sono quelle che producono al minor costo e, una volta installate, danno energia per almeno 15/20 anni a prezzi stabili e indipendenti dalle crisi geopolitiche.

Il settore elettrico è l’ambito in cui la riduzione dei combustibili fossili può essere realizzata più rapidamente, sostituendo il gas su larga scala con fonti nazionali e tecnologie già competitive, in grado di aumentare in breve tempo la produzione di energia elettrica.

Dall’apertura di un cantiere, gli impianti rinnovabili di dimensione industriale – come un fotovoltaico da 10 MW o un eolico da 35 MW – possono immettere energia in rete già dopo un solo anno, al massimo anno e mezzo per impianti di dimensioni ancora maggiori.

Possiamo portare le rinnovabili a oltre l’80% del mix elettrico al 2030, rispetto al 41% del 2025, riducendo drasticamente l’impiego di gas nel settore elettrico. Infatti, circa il 44% del fabbisogno di energia elettrica è soddisfatto bruciando circa 22 miliardi di metri cubi di gas che equivalgono al 35% dei consumi totali di gas dell’Italia (63,2 miliardi di metri cubi). Quindi, raddoppiare l’elettricità rinnovabile ridurrebbe di almeno l’80% il consumo di gas nel settore elettrico.

Ma dobbiamo davvero accelerare. In Italia abbiamo realizzato 7,4 GW di rinnovabili nel 2024, 7,2 GW nel 2025, e nel primo trimestre del 2026 abbiamo installato 1,6 GW, che essendo in linea con lo stesso periodo dei due anni precedenti non lascia ben sperare.

Per confronto, la Germania ha viaggiato su tutt’altro ordine di grandezza: circa 20 GW nel 2024 e oltre 20,5 GW nel 2025, una traiettoria di sviluppo che anche le nostre imprese sono perfettamente in grado di realizzare in Italia.

Per farlo, e disporre di più energia elettrica al prezzo più competitivo, diventa indispensabile avviare una programmazione pluriennale di aste per almeno 20 GW all’anno nel periodo 2027‑2030 attraverso meccanismi d’asta già rodati (FER X) e con contingenti equilibrati di fotovoltaico e eolico. L’Italia ha già accumulato un forte ritardo nello svolgimento delle aste, un ritardo ormai inaccettabile a fronte di questa crisi energetica.

Oltre ad aumentare il ritmo delle nuove installazioni, bisogna anche riequilibrare il mix di sviluppo tra fotovoltaico ed eolico.

Man mano che si sviluppano le rinnovabili, si evolvono le necessità di sistema che oggi rispetto agli anni passati indicano che dovremmo arrivare a uno sviluppo di nuova potenza eolica almeno comparabile a quella fotovoltaica, rispetto all’attuale 85% fotovoltaico e 15% eolico di nuove installazioni. Fotovoltaico ed eolico sono tecnologie intrinsecamente complementari: il primo produce prevalentemente di giorno e nei mesi estivi, il secondo soprattutto nelle ore notturne e nel semestre invernale. Valorizzarne la complementarità consente di meglio distribuire il profilo di produzione rispetto all’andamento della domanda.