Rinnovabili e tutela del paesaggio: un falso dilemma che si risolve con poche modifiche normative
di Agostino Re Rebaudengo, Vice Presidente per l’Energia di FINCO
Con il prezzo del gas che a metà settembre è tornato sopra gli 80 euro/MWh – il livello più alto da fine 2022 – e uno scenario geopolitico sempre più instabile, rimuovere gli ostacoli che frenano la transizione energetica non è più rinviabile. Ne va della sicurezza nazionale e della competitività delle nostre imprese, in un Paese che importa dall'estero oltre il 70% dell'energia che consuma.
Il problema è che tra la presentazione dell'istanza autorizzativa per un impianto e il provvedimento finale passano anni, e troppo spesso quell'attesa si risolve in un diniego.
Il Governo ha annunciato un imminente pacchetto di misure per accelerare le autorizzazioni agli impianti rinnovabili: deve essere la volta buona per liberare dal pantano autorizzativo migliaia di progetti – infrastrutture strategiche, di interesse pubblico prevalente, indispensabili per ridurre e stabilizzare i costi dell'energia – oggi bloccati in Italia da due ordini di ostacoli: da un lato i dinieghi del MiC, ormai una costante anche nelle aree in cui la disciplina consentirebbe la realizzazione dell'impianto e nonostante il parere favorevole di VIA rilasciato dal MASE, dall'altro i ritardi delle Regioni nell'istruire le pratiche autorizzative.
Per superare questi ostacoli non serve la nomina di un Commissario, non serve un nuovo quadro normativo, e tanto meno una lunga e complessa riforma costituzionale che ricentralizzi l'energia in capo allo Stato, percorso che richiederebbe una revisione del Titolo V e aprirebbe uno scontro istituzionale con le Regioni.
Per sbloccare i progetti rinnovabili basterebbe rendere davvero efficace il quadro esistente, attraverso poche ma mirate modifiche legislative all'attuale Testo Unico FER – interventi che, peraltro, agirebbero su istituti normativi già presenti nell'ordinamento.
In primo luogo, servirebbe limitare l’effetto vincolante del parere del MiC ai soli progetti che interessino anche aree di pregio, mantenendolo invece non vincolante in tutte le altre aree che non sono oggetto di tutela qualificata. In secondo luogo...
Leggi l'articolo intero pubblicato sulla rivista Casa e Clima in data 1 ottobre 2026.