Aste rinnovabili: sarebbe un grave errore indebolire il FER X a vantaggio del FER Z

Siamo nel pieno di un nuovo shock energetico e l’Italia è tra i Paesi europei più esposti: per la nostra sicurezza è necessario aumentare rapidamente la produzione nazionale di elettricità rinnovabile. La priorità dell’Italia a Bruxelles dovrebbe essere sollecitare l’autorizzazione del FER X e avviare con urgenza nuove aste competitive. Sarebbe invece un grave errore indebolire ora questo strumento per virare verso un meccanismo più complesso come il FER Z che restringerebbe la platea dei partecipanti, ridurrebbe la concorrenza e rallenterebbe gli investimenti, con l’effetto finale di aumentare i prezzi d’asta.
Va ricordato che il Decreto FER X è in ritardo di oltre tre anni rispetto alla scadenza ultima prevista. A fine febbraio 2025 è entrata in vigore una versione transitoria (cd. FER X Transitorio), che, peraltro, ha ottenuto l’approvazione della Commissione europea, il che dovrebbe rassicurare il MASE circa i timori che non approvi il FER X.
Nel lungo periodo, il mercato elettrico europeo tenderà probabilmente a integrare sempre di più strumenti orientati alla gestione dei profili di produzione e alla flessibilità del sistema, e quindi meccanismi d’asta come il FER Z potranno avere un ruolo crescente. Tuttavia, allo stato attuale, nei principali Paesi dell’Unione europea non risulta che strumenti analoghi al FER Z siano utilizzati come meccanismo principale per le aste competitive rinnovabili, come invece sembra adesso orientato a fare il MASE, cambiando quanto inizialmente prospettato dallo stesso Ministero.
L’Italia si troverebbe in una posizione paradossale: proprio nel momento in cui è necessario accelerare la diffusione delle rinnovabili con meccanismi d’asta già rodati e altamente competitivi, si propone di spostare la maggior parte dello sviluppo dei nuovi impianti verso un meccanismo più complesso e ancora non sperimentato, restringendo di fatto la partecipazione e aumentando l’incertezza per gli investitori.
È importante chiarire che l’Unione europea non impone un modello specifico di CfD, la scelta del design resta discrezionale per gli Stati membri. Non a caso, i principali Paesi europei continuano a utilizzare schemi asset-based legati alla produzione degli impianti, senza obiezioni da parte della Commissione. Di conseguenza, spostare contingenti fotovoltaici dal FER X al FER Z e complicare parallelamente le aste FER X con vincoli NZIA che restringono la concorrenza è una scelta politica italiana, non un’imposizione europea.
Come FINCO abbiamo sottolineato, nella consultazione sul Decreto FER Z, l’importanza di mantenere una reale complementarità tra FER X e FER Z, evitando che il secondo sostituisca il primo. Il FER X – asset-based, bancabile e accessibile a sviluppatori e produttori indipendenti – deve restare il canale principale per aumentare rapidamente la capacità rinnovabile al minor costo possibile e con prezzi stabili nel tempo. Il FER Z, per sua natura profile-based, è invece più adatto grandi utility integrate, trader o aggregatori.
Per questo è fondamentale mantenere contingenti distinti e non sovrapposti, come peraltro inizialmente prospettato dal MASE. Il FER Z andrebbe utilizzato gradualmente e in aggiunta al FER X e non cannibalizzandone i contingenti.


Leggi l'articolo intero a firma di Luca Aterini pubblicato su Greenreport in data 13 marzo 2026.