Energia e guerra in Iran: quali impatti per l’Italia? La mia intervista a Radio Vaticana
A Radio Vaticana mi è stato chiesto di spiegare quali impatti avrà la guerra nei Paesi del Golfo sull’energia.
Gli impatti dipendono certamente anche da quanto durerà questo conflitto, e intendo non solo i bombardamenti intensi a cui assistiamo oggi, ma evidentemente poi ci sarà una necessità di pacificazione complessiva, affinché il conflitto non si tramuti in un incremento del terrorismo e quindi anche dei sabotaggi.
L’insicurezza energetica non è solo un problema nel breve periodo, ma è anche (e soprattutto) nel medio e lungo periodo. L’instabilità nei Paesi del Golfo nell’immediato ha causato il blocco dello stretto di Hormuz, e le navi dovranno seguire rotte molto più lunghe e molto più costose.
Ma il problema di fondo è che l’Europa e l’Italia continuano ad avere una dipendenza molto elevata dalle importazioni di gas. Un problema già evidente nel 2022, quando, il giorno dopo lo scoppio della guerra della Russia contro l’Ucraina, come settore elettrico presentammo al Governo un Piano di sviluppo emergenziale delle rinnovabili che, insieme allo sviluppo degli accumuli e ad una maggiore elettrificazione dei consumi, ci avrebbe reso oggi molto più indipendenti dal gas.
Ma bisogna volerlo. Negli ultimi 4 anni abbiamo realizzato appena un terzo di nuovi impianti rinnovabili rispetto a quello che avremmo potuto fare.
Ho approfondito il tema nella mia intervista andata in onda su Radio Vaticana il 5 marzo 2026 (dal minuto 15:18)