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Dl Semplificazioni, Facciamo Goal!

La semplificazione della burocrazia energetica è tra le massime priorità di Elettricità Futura, ma anche un traguardo indispensabile affinché l’Italia raggiunga gli obiettivi del Green Deal al 2030 e concretizzi vantaggi economici e ambientali pari a 100 miliardi di euro.

L’attuale fase di conversione del Dl Semplificazioni è l’ultima opportunità per migliorare alcuni aspetti e imprimere la drastica e necessaria accelerazione alle rinnovabili per installare oltre 70 nuovi GW di impianti in poco più di 9 anni. Ci vuole ancora un piccolo sforzo.

Abbiamo un problema, l’attuale disegno autorizzativo non è sufficiente.

Ma abbiamo anche le soluzioni! 🙂

Derivano da un’analisi approfondita che Elettricità Futura ha realizzato in collaborazione con Althesys, Il disegno del sistema autorizzativo per decarbonizzare e rilanciare gli investimenti.

Soluzioni volte a migliorare il Dl Semplificazioni che ho condiviso nella recente audizione alla Camera dei Deputati. Sono piccoli ma significativi miglioramenti che potrebbero fare una grande differenza.

La priorità adesso è apportare questi miglioramenti al Decreto.

Appena diventerà legge, si dovrà poi subito lavorare ad un più ampia e organica razionalizzazione della governance e di tutte le procedure, ispirandosi alle linee guida del citato studio, agli obiettivi di efficientamento definiti nel PNRR e al recepimento della RED II.

Partendo dall’attuale situazione autorizzativa in Italia, lo studio effettua un confronto a livello europeo, mappa le criticità esistenti nel nostro Paese e ne misura i costi per le imprese. Propone misure concrete per una efficace revisione del sistema autorizzativo.

Come (non) funziona oggi la catena dei permessi?

Dallo studio di Elettricità Futura emerge che oggi in Italia il 46% delle richieste di autorizzazione non si trasforma in un progetto realizzato. I costi sostenuti dalle imprese italiane per gli iter autorizzativi sono i più alti d’Europa per il fotovoltaico e ben sopra la media europea per l’eolico. Basti pensare che negli ultimi 5 anni i costi del permitting del fotovoltaico sono saliti del + 76%.

Nel nostro Paese un’autorizzazione per un impianto rinnovabile arriva mediamente con circa 6 anni di ritardo rispetto alla tempistica massima da non superare di un anno indicata dalla RED II, 2 anni solo in casi eccezionali.

L’attuale filiera italiana del permitting è una confusa compagine di responsabilità che coinvolge un’ampia platea di soggetti chiamati ad esprimersi sulle decisioni che riguardano gli impianti energetici.

Per ottenere il via libera alla costruzione di un impianto rinnovabile o anche solo per potenziare gli esistenti, gli operatori del settore elettrico affrontano un sistema inefficiente, complesso e non omogeneo sul territorio. Spesso infatti tempi e procedure variano da Regione a Regione, sebbene siano figli delle stesse norme.

A peggiorare la situazione si aggiungono le criticità legate all’accettabilità sociale degli impianti e all’attitudine dei funzionari pubblici, per fortuna non di tutti, a rimandare le autorizzazioni oltre il loro mandato.

Negli ultimi due anni è stato assegnato meno di un terzo del plafond messo a disposizione dai bandi del DM FER. Installiamo circa 1 GW all’anno di nuovi impianti rinnovabili mentre dovremmo farne 7 ogni anno per rispettare in tempo gli impegni del Green Deal.

Continuando così al 2030 avremo installato meno di 10 nuovi GW di impianti contro i 70 GW richiesti dal target. Rischiamo di perdere grandi potenziali produttivi, ovvero, tra mancati interventi di revamping e repowering, mancheranno all’appello quasi 6 GW fotovoltaici e 3,4 GW di eolico.

Come ridisegnare la filiera del permitting?

Lo studio è in grado di fornire gli elementi per una razionalizzazione complessiva dell’attuale assetto normativo su tre dimensioni: procedure autorizzative, governance e Istituzioni e rapporto con il territorio.

 

Per approfondire:

La sintesi dello studio di Elettricità Futura realizzato da Althesys

Il comunicato stampa di Elettricità Futura

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