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Più PIL E Non Più Debito Con Il Next Generation EU

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è il documento che dovrà essere inviato a Bruxelles per poter accedere ai 211 miliardi previsti per l’Italia dal programma Next Generation EU – Recovery Plan.

Una prima e necessaria modifica da apportare alla bozza del PNRR del Governo Conte è sicuramente una maggiore destinazione dei fondi della transizione ecologica in linea con le indicazioni della Commissione europea, che prevedono di destinarne almeno il 37%. Nell’attuale versione la quota è del 33%, la Germania ha destinato nel suo PNRR il 43% alla transizione energetica.

Questa è una delle criticità che ho evidenziato in audizione alla X Commissione della Camera dei Deputati.

Il traguardo del Green Deal mobiliterà al 2030 nel solo settore elettrico 100 miliardi di euro di investimenti che si ripagano in meno di 5 anni considerando benefici economici in termini di valore aggiunto, emissioni di CO2 evitate e creazione di nuovi posti di lavoro.

Il comune denominatore a molte delle problematiche del Piano è il prendere a riferimento una versione superata del Piano Energia Clima – PNIEC, documento redatto nel 2019 che quindi non tiene conto del Green Deal.

Nello specifico, il nuovo PNIEC (2021) dovrebbe: adeguare il target di riduzione delle emissioni di CO2 dal 40 al 55%, innalzare l’obiettivo di consumi elettrici rinnovabili dal 55 al 70% e aumentare la quota di rinnovabili sulla domanda di energia dal 30 al 40%.

Il PNRR di Conte indica infatti obiettivi di crescita per le rinnovabili incompatibili con il Green Deal: prevede che entro il 2026 l’Italia aggiunga non più di 5 GW, mentre il fabbisogno di nuova capacità è di almeno 8 volte superiore al 2026, ovvero + 40 GW, per raggiungere i 120 GW di rinnovabili al 2030 (target Green Deal).

Mancano anche le indicazioni sulla ripartizione geografica della nuova capacità, necessarie per consentire alle Regioni di deliberare i propri target (burden sharing).

Una delle lacune più preoccupanti nell’attuale PNRR è l’assenza di misure di semplificazione delle procedure autorizzative. L’eccesso di burocrazia nella fase di permitting è il principale ostacolo alla transizione energetica, con tempistiche che superano i 5 anni per l’eolico laddove la Direttiva europea in materia prevede che l’iter autorizzativo non superi 1 anno, solo in casi eccezionali 2.

L’eccessiva burocrazia è causa del record negativo segnato dal IV bando del DM FER, mai così ampio è stato il gap tra contingente disponibile (1.881,6 MW) e domande degli operatori (465,5 MW), meno di un quarto. Nell’ultima asta francese le domande erano il doppio rispetto al contingente disponibile.

Praticamente ogni anno in Italia installiamo meno di un sesto di nuova capacità green rispetto a quanto sarebbe necessario per il target al 2030 del Green Deal. Continuando così lo raggiungeremo nel 2085.

Il PNRR è l’occasione da non perdere per dare un taglio alla burocrazia molto più drastico di quello dato con le timide misure del recente DL Semplificazioni, per le quali, peraltro mancano ancora i necessari decreti attuativi! Il PNRR tedesco dedica un intero capitolo alla semplificazione e agli investimenti pubblici e privati, con molte norme già emanate.

Nella difficile situazione economica che attraversa l‘Italia sorprende davvero, ancora una volta, la mancanza di riforme per semplificare e digitalizzare la Pubblica Amministrazione. Tagliare sprechi e inefficienze permetterebbe di liberare circa 150 miliardi di PIL.

Tanti gli aspetti del Piano da migliorare, e non solo in relazione all’energia. La versione definitiva del PNRR, a cura del Governo Draghi, auspico delinei con maggiore chiarezza la governance, prevedendo un coinvolgimento strutturato e continuativo degli stakeholder.

Per apportare tutti questi cambiamenti c’è pochissimo tempo. Ad aprile l’Italia dovrebbe presentare il Piano definitivo alla Commissione europea. Poi fondamentale sarà la nostra capacità di realizzare i progetti nel rispetto dei tempi e dei costi, uno storico tallone d’Achille italiano. Dal 2014 al 2020 abbiamo speso solo il 43% dei fondi europei per incapacità di portare a termine i progetti. L’Italia è stata tra i Paesi più lenti nell’utilizzo delle risorse europee.   

Davvero ci vuole un cambio di passo. I progetti dovranno essere cantierabili entro il 2023 e terminati entro il 2026.

Fallire queste scadenze comporterà la restituzione dei fondi assegnati/ricevuti. Dal rispetto di queste tappe ne uscirà un’Italia cambiata, finalmente efficiente, veloce, moderna. Non c’è un attimo da perdere, rimbocchiamoci le maniche!

Per approfondire:

Le proposte di Elettricità Futura per il PNRR

Il PNRR dell’Italia

Il PNRR della Germania (testo in inglese)


 

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