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Rinnovabili Al 2030: All’Europa Conviene Alzare L’asticella

Il calo dei costi delle tecnologie rinnovabili ha portato l’Europa ad aggiornare le proiezioni legate ai target energia al 2030. Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione Europea e responsabile dell’Energy Union, ha dichiarato che è conveniente innalzare l’obiettivo rinnovabili dal 27% al 30% al 2030.

L’obiettivo del 27% al 2030 è stato incluso nel Clean Energy Package del novembre 2016. La competitività delle tecnologie rinnovabili ha compiuto passi da gigante in un brevissimo lasso di tempo offrendo l’opportunità di ripensare i piani energetici europei a lungo termine.

I costi per raggiungere l’obiettivo del 27% e del 30% sono all’incirca gli stessi“, ha dichiarato Šefčovič, “pertanto abbiamo accolto volentieri la richiesta del Parlamento Europeo di aggiornare le nostre previsioni, con l’auspicio che un target più ambizioso costituisca un valido input ai negoziati sulla direttiva per le energie rinnovabili che dovrebbero partire all’inizio del prossimo anno tra il Parlamento Europeo e gli Stati membri”.

L’analisi della Commissione presentata nel Clean Energy Package stimava costi di produzione di circa 130 euro per megawattora al 2030. Secondo il CEO di Wind Europe Giles Dickson, le rinnovabili sono diventate così competitive che l’obiettivo al 2030 dovrebbe essere innalzato addirittura al 35%, anche in considerazione dei sorprendenti risultati delle ultime aste rinnovabili: in Germania è stato da poco assegnato 1 GW di eolico onshore a 38 euro per megawattora. La stessa richiesta è stata presentata da sei grandi utilities europee, Enel compresa, in una lettera inviata alla Commissione Europea a inizio novembre.

Parallelamente, da un nuovo studio di Energy Union Choices basato sulle analisi di Artelys emerge che obiettivi più ambiziosi sulle rinnovabili elettriche sono tecnicamente ed economicamente perseguibili e potrebbero portare a un risparmio di 600 milioni di euro sui costi di sistema al 2030 e alla creazione di 90.000 posti di lavoro netti.

Leggi l’articolo su Euractiv.

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