Paghiamo il prezzo di petrolio e gas in salute, in bolletta e in danni climatici
Secondo un nuovo studio UNEP, affrontare insieme crisi climatica e inquinamento dell’aria conviene molto di più che affrontarli separatamente.
La necessità di una visione integrata “clima + aria” non è una scoperta recente: già quattro anni fa approfondivo sul mio blog uno studio che dimostrava come un approccio congiunto sia più efficace di misure separate (Uniamo le energie x Clima + Aria).
Serve una visione d’insieme, un approccio integrato delle priorità nelle politiche per energia, clima e aria e, a monte, nella valutazione della convenienza di un’opzione energetica rispetto a un’altra.
I combustibili fossili sono la principale causa del cambiamento climatico perché emettono CO2 e altri gas serra, ma sono anche tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico: bruciare gas, petrolio e carbone libera particolato (PM10 e PM2,5), biossido di azoto, biossido di zolfo e ozono.
Per un Paese come l’Italia, in emergenza energetica e climatica e con una delle peggiori qualità dell’aria d’Europa (euronews), la scelta più razionale ed efficace è accelerare la transizione verso le rinnovabili e l’elettrificazione in tutti i settori. I benefici per l’economia sarebbero strutturali: minori spese sanitarie, costi energetici e danni materiali, maggiore produttività delle imprese e più competitività per il Paese.
L’Italia è tra i Paesi dell’UE più colpiti da eventi climatici estremi, seconda solo alla Germania, e i loro impatti sono destinati ad aumentare (Greenpeace: Quanto costa all'Italia la crisi climatica?)
L’inquinamento atmosferico nelle città italiane resta un’emergenza sanitaria strutturale, come dimostra il dossier Cambiamo Aria di ISDE Italia, realizzato con l’Osservatorio mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign (renewablematter.eu: La qualità dell'aria in Italia è scadente, l'inquinamento atmosferico resta un'emergenza).
Abbiamo un serio problema ambientale (euronews: Deadly air: Which European countries have the worst PM 2.5 levels?) a cui dovremmo porre rimedio, e in fretta. Tra meno di quattro anni dovremo infatti adeguarci alla nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, che dal 2030 prevede limiti più stringenti per le emissioni inquinanti e introduce il diritto dei cittadini al risarcimento dei danni alla salute (renewablematter.eu: Qualità dell'aria, l'Italia recepisce la direttiva UE: nuovi diritti per i cittadini).
Puntare sulla decarbonizzazione ci conviene da ogni punto di vista. Lo sarebbe anche se avessimo gas e petrolio in abbondanza, ma a maggior ragione in un Paese che importa dall’estero l’80% dell’energia, ridurre la dipendenza dai fossili è indispensabile per rafforzare l’economia riducendone la vulnerabilità alle attuali (e alle prossime) crisi energetiche.