Più rinnovabili per uscire dalla crisi dell'energia fossile. Lo spiego a Radio 24
A distanza di circa due mesi dal mio ultimo intervento a Radio 24 - quando, appena scoppiata la guerra in Iran, spiegavo perché fosse urgente sbloccare le autorizzazioni ai progetti rinnovabili - Laura Bettini mi ha chiesto come vadano oggi le cose.
Vanno peggio.
L’emergenza energetica si è aggravata, sono aumentati i costi e i rischi per l’Italia, già tra i più alti d’Europa a causa dell’elevata dipendenza dall’import di petrolio e gas.
Nel frattempo, il nostro Paese si è mosso nella direzione di aumentare questa dipendenza, invece di ridurla. Abbiamo visto il Governo continuare ad andare all’estero per trovare gas, a qualsiasi costo.
Insistere con l’Europa per la sospensione dell’ETS, cioè uno dei meccanismi nati proprio per ridurre il consumo di combustibili fossili. Rilanciare il carbone. E c’è persino chi ha proposto di tornare al gas russo.
Non si è lavorato all’unica soluzione razionale per ridurre il fabbisogno di importare fossili e disporre di più energia a costi competitivi: aumentare la produzione di elettricità rinnovabile. Possiamo installare 20 GW di rinnovabili all’anno e arrivare a raddoppiare il loro contributo nel mix elettrico già al 2030.
La Germania da due anni viaggia a questi livelli di sviluppo, e le imprese hanno già dimostrato che sono pronte a farlo in Italia. Come produttori di elettricità abbiamo proposto questo Piano quattro anni fa, dimostrandone fattibilità e benefici. Benefici che oggi sarebbero ancora maggiori, grazie alla continua crescita della competitività delle tecnologie rinnovabili.
Ma per farlo servono due cose: autorizzare gli impianti e avviare aste competitive. Due passaggi indispensabili su cui si è accumulato un ritardo ormai inaccettabile. È responsabilità del Governo risolvere lo stallo dei progetti fermi a livello nazionale, sia rafforzando immediatamente la Commissione Tecnica PNRR-PNIEC, sia intervenendo sul corto circuito decisionale creato dal Ministero della Cultura, dove i dinieghi ingiustificati ai progetti rinnovabili sono diventati la regola, soprattutto per l’eolico, anche in aree in cui le norme attuali, già molto severe, consentirebbero la realizzazione degli impianti.