Rinnovabili e biometano: la risposta italiana per l’indipendenza energetica
L’Italia torna a misurarsi con una verità che avrebbe dovuto imparare nel 2022: quando il prezzo del gas sale, paghiamo un conto più alto rispetto agli altri Paesi, perché siamo tra i più dipendenti dalle importazioni. Adesso la situazione è persino più pericolosa di allora. Negli anni scorsi lo Stato ha mobilitato risorse ingenti per attenuare l’impatto del caro-gas su famiglie e imprese; oggi, dopo quella stagione di interventi straordinari, i margini di finanza pubblica sono molto più stretti. E si restringono anche le alternative: per ridurre il gas russo abbiamo aumentato il ricorso ad altri fornitori, a partire dal GNL americano, senza però risolvere la nostra vulnerabilità, anzi pagando di più il gas e affrontando nuovi ricatti. Andare a cercare altro gas altrove significherebbe perseverare un errore che non possiamo più permetterci di compiere.
L’unica soluzione razionale è aumentare al massimo e nel più breve tempo possibile la produzione nazionale di elettricità da fonti rinnovabili, le uniche energie che l’Italia possiede e che hanno il costo più competitivo. Servono tre azioni. La prima è accelerare il ritmo delle nuove installazioni, portandolo stabilmente a 20 GW l’anno fino al 2030. La seconda è sbloccare rapidamente i progetti oggi fermi in attesa della VIA nazionale: una maxi operazione di rilascio dei permessi consentirebbe di mettere in esercizio nuova capacità produttiva già entro 12-18 mesi, con energia generata in Italia e a costi molto più bassi di quelli dei combustibili importati. La terza è elettrificare i consumi, sostituendo tecnologie che usano gas e altri fossili — motori a combustione interna, caldaie, fornelli tradizionali — con soluzioni molto più efficienti alimentate da elettricità rinnovabile, come veicoli elettrici, pompe di calore e piastre a induzione. In sintesi: passare dalla molecola all’elettrone.
In Italia, ancora oggi, la fiscalità continua a penalizzare l’elettricità rispetto ai combustibili fossili. È un paradosso che ostacola la transizione proprio mentre l’Europa chiede di accelerare l’elettrificazione, e Paesi come Spagna e Francia hanno già avviato programmi straordinari per spostare i consumi finali verso l’energia elettrica.
Ma c’è anche un altro punto decisivo, troppo spesso sottovalutato: c’è molecola e molecola. Se è vero che la sicurezza energetica passa sempre più dall’elettrificazione, è altrettanto vero che per una quota dei consumi i settori più difficili da decarbonizzare potranno continuare ad avere bisogno di gas. Ma il gas non è per forza né fossile, né importato. Il biometano è gas rinnovabile prodotto con risorse nazionali, a partire per esempio dalla frazione organica dei rifiuti e da altri scarti valorizzabili in un’ottica di economia circolare. Può essere utilizzato per produrre elettricità, calore o per l’autotrazione, rafforzando insieme sicurezza energetica, competitività industriale e sostenibilità ambientale.
Una recente analisi THEA Group stima che se il target PNIEC per il biometano venisse raggiunto – e cioè una produzione di 5,7 miliardi di metri cubi/anno - il biometano potrebbe coprire fino al 25% dei consumi di gas delle industrie hard-to-abate nel nostro Paese.
L’Italia potrebbe quindi diventare più sicura se l’indirizzo politico virerà, da ulteriori aumenti di importazioni, verso un aumento della produzione nazionale di energia: più rinnovabili elettriche, più elettrificazione dei consumi, più biometano italiano.
Questo articolo è stato pubblicato su QualEnergia, numero di maggio 2026.