Rinnovabili, Finco scrive al ministro Pichetto per fermare lo spalma-incentivi: «Danneggerebbe la credibilità dello Stato»
In qualità di Vice Presidente FINCO per l’energia, ho inviato una lettera al Ministro Gilberto Pichetto Fratin per chiedere di non procedere all’eventuale introduzione di uno spalmaincentivi per il fotovoltaico, un misura che creerebbe notevoli rischi sia sistemici, sia settoriali: danneggerebbe la credibilità dello Stato come controparte affidabile nei rapporti di lungo periodo, ridurrebbe la fiducia degli investitori, e farebbe aumentare il rischio regolatorio e, di conseguenza, aumentare le tariffe delle aste future.
Condivido con i Lettori del Blog un articolo che approfondisce questa mia iniziativa.
Re Rebaudengo: «Ridurrebbe la fiducia degli investitori, farebbe aumentare il rischio regolatorio e le tariffe delle aste future»
Il costo dell’energia – trainato in alto dal gas fossile, che per il meccanismo del prezzo marginale finisce per determinare anche il prezzo dell’elettricità nella maggior parte delle ore – continua a tenere banco da mesi all’interno del Governo Meloni, che ha in bozza da mesi il decreto Energia/Bollette: un provvedimento che non riesce a chiudere per carenza di strategia e di risorse.
Il ministro Pichetto assicura che sarà pronto entro il mese in corso, ma una delle principali misure trapelate dal dl per ottenere un risparmio nel breve sulla componente Asos delle bollette rischia sia di azzoppare il comparto delle energie rinnovabili sia di incrementare i costi nel lungo periodo per 2,6 miliardi di euro. Si tratta dell’ipotesi di un nuovo spalma-incentivi, che prevederebbe un dimezzamento obbligatorio nel 2026 e nel 2027 della tariffa spettante agli impianti di potenza superiore a 20 kW che accedono ai primi quattro Conti energia.
Contro questa ipotesi, si sono rivolte alle istituzioni sia Italia solare, che ha inviato una lettera all’attenzione della presidente Giorgia Meloni, sia la Federazione industrie prodotti impianti servizi ed opere specialistiche per le costruzioni (Finco), che rappresenta 40 Associazioni, 13.500 imprese industriali e oltre 35 miliardi di fatturato aggregato. Per firma del proprio vicepresidente – Agostino Re Rebaudengo, presidente di Asja energy nonché firma di prestigio di greenreport –, Finco ha rivolto una missiva al ministro Pichetto avvertendo che lo spalma-incentivi danneggerebbe la credibilità dello Stato come controparte affidabile nei rapporti di lungo periodo e ridurrebbe la fiducia degli investitori. Affinché le aste competitive come quelle in arrivo col Fer X e Fer Z per lo sviluppo delle rinnovabili possano contribuire alla riduzione strutturale dei prezzi dell’energia è invece essenziale che si fondino su un quadro regolatorio stabile e prevedibile: Al contrario, l’introduzione di uno spalma-incentivi farebbe aumentare il rischio regolatorio e, di conseguenza, aumentare le tariffe delle aste future, come Re Rebaudengo spiegava già in una nota lo scorso 26 gennaio.
Al rischio regolatorio si aggiunge quello per molte Pmi già attive sul fronte delle rinnovabili, per le quali una riduzione netta e improvvisa dei flussi di cassa – come quella che provocherebbe lo spalma-incentivi – comprometterebbe l’equilibrio economico-finanziario e renderebbe più difficile sostenere nuovi investimenti.
Per questo Finco ritiene indispensabile che non si proceda all’introduzione di uno spalma-incentivi. Le indiscrezioni riportate oggi nel merito da La Stampa sembrano andare in tal senso, proprio per il timore delle ricadute sulla filiera di settore, e dunque delle futuribili cause che porterebbero in tribunale il ministero dell’Ambiente con le relative incertezze. Ma di fatto il decreto Energia/Bollette è ancora un cantiere aperto, ed è a oggi impossibile escludere che lo spalma-incentivi resti in corsa, mentre appare definitivamente tramontata l’ipotesi della cartolarizzazione di parte degli oneri Asos nel quinquennio 2026-2030 con un ruolo attivo da parte di Cdp: nonostante un approccio simile fosse strato sostenuto direttamente dai vertici di Confindustria, è stato scartato sia perché in sede Ue potrebbe configurarsi come indebito aiuto di Stato, sia perché comporterebbe un aggravio nei conti dello Stato per circa 10-12 miliardi di euro...
Continua a leggere l'articolo a cura di Luca Aterini, pubblicato su Greenreport.it in data 03 febbraio 2026.