Ecco come rispondere allo shock energetico: la prima azione è installare 20 GW di rinnovabili all’anno

È evidente che ci vorrà molto tempo per tornare alla normalità, una normalità alla quale dovremmo invece preferire l’equilibrio energetico, più sicuro e competitivo, che solo la transizione può garantire.

Gli shock energetici producono effetti che durano ben oltre le cause che li hanno generati, e la loro intensità è proporzionale al livello di dipendenza dall’import di combustibili fossili. Per questo l’impatto è più forte e persistente in Italia che altrove, perché siamo il Paese europeo con la maggiore dipendenza dalle importazioni di fossili, pari al 75%, uno svantaggio che aumenta le bollette elettriche perché solo il 41% dell’elettricità è rinnovabile.

Il settore elettrico è l’ambito in cui la riduzione dei combustibili fossili può essere realizzata più rapidamente, sostituendo il gas su larga scala con fonti nazionali e tecnologie già competitive, in grado di aumentare in breve tempo la produzione di energia elettrica.

Dall’apertura di un cantiere, gli impianti rinnovabili di dimensione industriale – come un fotovoltaico da 10 MW o un eolico da 35 MW – possono immettere energia in rete già dopo un solo anno, al massimo anno e mezzo per impianti di dimensioni ancora maggiori.

È in questo quadro che, con spirito costruttivo e senso di responsabilità verso il nostro Paese, tengo a proporre alcune azioni che auspico possano contribuire alla definizione di un Piano per la sicurezza energetica dell’Italia, azioni che il Governo potrebbe intraprendere per dare una riposta concreta all’emergenza e creare benefici tangibili già nel breve termine.

La prima azione è installare 20 GW di rinnovabili all’anno nel periodo 2027 – 2030.

Già nel 2022, in risposta alla necessità di sostituire il gas russo, come settore elettrico presentammo al Governo un Piano di sviluppo di rinnovabili, di sistemi di accumulo e di crescita dell’elettrificazione dei consumi, un Piano dalla fattibilità e dai benefici ampiamente dimostrati e condivisi.

Possiamo portare le rinnovabili a oltre l’80% del mix elettrico al 2030, rispetto al 41% del 2025, riducendo drasticamente l’impiego di gas nel settore elettrico. Infatti, circa il 44% del fabbisogno di energia elettrica è soddisfatto bruciando circa 22 miliardi di metri cubi di gas che equivalgono al 35% dei consumi totali di gas dell’Italia (63,2 miliardi di metri cubi). Quindi, raddoppiare l’elettricità rinnovabile ridurrebbe di almeno l’80% il consumo di gas nel settore elettrico.

Ma dobbiamo davvero accelerare. In Italia abbiamo realizzato 7,4 GW di rinnovabili nel 2024, 7,2 GW nel 2025, e nel primo trimestre del 2026 abbiamo installato 1,6 GW, che essendo in linea con lo stesso periodo dei due anni precedenti non lascia ben sperare.

Per confronto, la Germania ha viaggiato su tutt’altro ordine di grandezza: circa 20 GW nel 2024 e oltre 20,5 GW nel 2025, una traiettoria di sviluppo che anche le nostre imprese sono perfettamente in grado di realizzare in Italia.

Per farlo, e disporre di più energia elettrica al prezzo più competitivo, diventa indispensabile avviare una programmazione pluriennale di aste per almeno 20 GW all’anno nel periodo 2027‑2030 attraverso meccanismi d’asta già rodati (FER X) e con contingenti equilibrati di fotovoltaico e eolico.

L’Italia ha già accumulato un forte ritardo nello svolgimento delle aste, un ritardo ormai inaccettabile a fronte di questa crisi energetica. Come inaccettabile sarebbe anche reiterare l’errore di non attuare una straordinaria accelerazione delle nuove installazioni rinnovabili, se avessimo iniziato a farlo quattro anni fa, oggi saremmo molto più indipendenti dal gas e resilienti a questa crisi.

Oltre ad aumentare il ritmo delle nuove installazioni, bisogna anche riequilibrare il mix di sviluppo tra fotovoltaico ed eolico. Non solo installiamo meno rispetto ai grandi Paesi europei, ma installiamo quasi solo fotovoltaico. Questo squilibrio si traduce in costi di rete più elevati che emergono ex post nei prezzi e negli oneri, invece di essere gestiti ex ante con una pianificazione del mix. Dei 7,4 GW installati nel 2024, 6,8 GW sono stati fotovoltaici e circa 0,6 GW eolici. Dei 7,2 GW del 2025, solo 608 MW di nuovo eolico e 6,4 GW di fotovoltaico.

In Germania la proporzione tra fotovoltaico ed eolico nella crescita è stata nel 2024 di circa 16,2 GW fotovoltaico e 2,5 GW di eolico; nel 2025 circa 17–17,5 GW di fotovoltaico e 4,5 GW eolico. È un mix di crescita fotovoltaico – eolico dei due Paesi che apparentemente sembra simile, ma ha effetti diversi dal punto di vista del profilo di produzione rispetto alla domanda. La differenza è che la Germania è molto più ventosa dell’Italia e meno soleggiata di noi. Questo fa sì che, a parità di percentuali nel mix dei GW installati, il profilo di produzione tedesco sia più coerente con l’andamento della domanda.

Man mano che si sviluppano le rinnovabili, si evolvono le necessità di sistema che oggi rispetto agli anni passati indicano che dovremmo arrivare a uno sviluppo di nuova potenza eolica almeno comparabile a quella fotovoltaica, rispetto all’attuale 85% fotovoltaico e 15% eolico di nuove installazioni. Fotovoltaico ed eolico sono tecnologie intrinsecamente complementari: il primo produce prevalentemente di giorno e nei mesi estivi, il secondo soprattutto nelle ore notturne e nel semestre invernale. Valorizzarne la complementarità consente di meglio distribuire il profilo di produzione rispetto all’andamento della domanda.

In parallelo, dovremmo anche aumentare la capacità di “time shift”. Il programma di aste MACSE va in questa direzione e la prima asta ha mostrato una competitività delle batterie già rilevante, con premi medi intorno a 13.000 €/MWh anno.

La seconda azione è sbloccare gli oltre mille progetti rinnovabili in attesa delle autorizzazioni, una condizione necessaria alla realizzazione di 20 GW all’anno.

Come documenta Legambiente, a gennaio 2026 risultano 1.781 progetti rinnovabili in iter autorizzativo. Di questi, circa il 70% è in attesa della valutazione di impatto ambientale (VIA) della Commissione Tecnica PNRR‑PNIEC del MASE. È bene ricordare che questa Commissione Tecnica è stata istituita nel 2021 per esaminare, semplificare e velocizzare le istanze di VIA dei progetti per la produzione di energia rinnovabile, con l’importante responsabilità di garantire tempi certi e accelerati per sbloccare gli investimenti necessari.

La Commissione, nonostante il grande impegno e il lavoro svolto dai Professionisti che la compongono, si trova in una grave e perdurante insufficienza di organico: nonostante il suo ruolo cruciale per la transizione del Paese, a distanza di cinque anni dalla sua istituzione è ancora sottodimensionata per numero di Commissari (oggi sono 50 a fronte dei 70 previsti).

Il risultato è che ci sono 1.234 progetti di energia rinnovabile in attesa della VIA nazionale, nonostante le imprese paghino, anticipatamente, gli oneri istruttori per il procedimento (circa 50 milioni all’anno). 

Considerato lo stallo dei progetti, la stessa Commissione ha rappresentato più volte queste difficoltà, su cui di recente sono state anche presentate due interrogazioni parlamentari. È auspicabile un immediato rafforzamento della Commissione Tecnica PNRR-PNIEC, avviando un’azione straordinaria di rilascio dei permessi di VIA.

Dovrebbero essere “sbloccati” anche i 160 progetti di energia rinnovabile che sono in attesa di una determina finale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per i quali è auspicabile che anche il MiC e Ministero dell’Agricoltura si esprimano positivamente, considerando la grave emergenza energetica che imprese e cittadini stanno affrontando.

La terza azione è promuovere l’elettrificazione dei consumi il più velocemente possibile.

Come ha ricordato la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, l’unica via d’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili è accelerare la transizione energetica, anche elettrificando l’economia il più rapidamente possibile.

Coerentemente, la Spagna ha approvato un piano straordinario di circa 5 miliardi di euro per la crescita delle rinnovabili e dell’elettrificazione che prevede anche una riduzione fino al 60% delle imposte sull’elettricità, ammortamenti accelerati per le imprese che investono in rinnovabili, agevolazioni fiscali per l’acquisto di veicoli elettrici, incentivi per l’autoconsumo, le pompe di calore e le riqualificazioni energetiche degli edifici.

La Francia ha presentato un programma di elettrificazione che raddoppierà il sostegno pubblico al passaggio all’elettrico, portandolo a 10 miliardi l’anno entro il 2030. Per la mobilità, l’obiettivo è che due nuove auto su tre siano elettriche entro la fine del decennio. Inoltre, punta a installare un milione di pompe di calore all’anno fino al 2030 per dare un forte segnale di transizione all’elettrificazione dei consumi.

È auspicabile che l’Italia si muova nella direzione intrapresa da Spagna e Francia che hanno scelto di seguire le indicazioni europee.

Nel nostro Paese assistiamo al rilancio del carbone, con il phase-out delle centrali posticipato dal 2025 al 2038, e saranno i cittadini a pagare i costi di allungare di 13 anni la vita questi impianti. Incredibilmente, c’è chi propone di tornare al gas russo, dimostrando di non aver appreso nulla dalla crisi del 2022 e di non comprendere quanto importante sia la sicurezza energetica per l’Italia. Il Commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen lo ha detto chiaramente: è impensabile tornare al gas russo, questa non è una crisi energetica, è una crisi dell’energia fossile, e dobbiamo ridurre la nostra dipendenza da queste fonti, che è ancora molto alta.

Le tecnologie alimentate dall'elettricità riducono il fabbisogno di energia rispetto a quelle che impiegano combustibili fossili, a parità di performance. Affinché l’elettrificazione sia sostenibile da un punto di vista ambientale e per massimizzare i benefici economici è necessario che l’energia elettrica provenga da fonti rinnovabili. Nell’industria, le tecnologie già esistenti per l’elettrificazione consentirebbero di coprire fino al 92% del fabbisogno di calore di processo dell’industria europea. Nei trasporti, i veicoli elettrici sono tre volte più efficienti rispetto a quelli a combustione interna. Nel settore residenziale, una pompa di calore è almeno tre volte più efficiente di una caldaia a gas. Tuttavia, gli oneri e la fiscalità sull’elettricità assorbono gran parte dei vantaggi.

Come ha raccomandato il Commissario europeo all’Energia, è necessario abbassare le tasse sull’elettricità. E più che mai lo è in Italia, dove la fiscalità penalizza l’energia elettrica rispetto ai combustibili fossili, affermazione in linea con i ricercatori di ECCO Climate che rilevano come il vettore elettrico paghi un’imposizione fiscale e oneri tre volte superiori al gas naturale e circa due volte maggiori di diesel e benzina.

Anche le agevolazioni economiche sull’elettricità andrebbero rimodulate con il duplice obiettivo da una parte di tutelare realmente i cittadini meno abbienti e dall’altra di non scoraggiare l’elettrificazione. Ad esempio, l’esenzione sul pagamento dell’accisa per i primi 150 kWh mensili per le utenze fino a 3 kW andrebbe ripensata, legando il beneficio alla fascia ISEE invece che alla potenza del contatore. Attualmente, l’esenzione non è costruita per intercettare il bisogno economico delle famiglie disagiate, e consente anche a fasce benestanti o a seconde case di beneficiare dell’agevolazione mantenendo il contatore a 3 kW, mentre penalizza famiglie economicamente fragili che perdono l’esenzione se aumentano la potenza. Un’impostazione basata sull’ISEE permetterebbe di indirizzare il beneficio verso chi ne ha bisogno. Inoltre, il maggiore gettito derivante dall’esclusione delle fasce ISEE più alte potrebbe essere utilizzato per rafforzare la tutela dei soggetti vulnerabili, aumentando i kWh mensili esentati dall’accisa. Un’esenzione modulata sull’ISEE non ridurrebbe il gettito complessivo, ma ne migliorerebbe l’equità e l’efficacia.

In parallelo, bisognerebbe evitare che il limite di 3 kW di potenza del contatore sia un ostacolo all’elettrificazione, poter passare ai 6 kW non dovrebbe essere un significativo aggravio dei costi.

Leggi l'articolo intero, pubblicato su greenreport.it in data 17 aprile 2026