Blackout e ondate di calore, la mia intervista su La Stampa
I blackout che continuano a ripetersi anche a Torino in questi giorni sono guasti della rete di distribuzione locale. Il problema è che le reti capillari che corrono sotto le nostre città, quello che viene chiamato ultimo miglio, sono state progettate per un clima che non esiste più». Agostino Re Rebaudengo, ex presidente di Confindustria Energia, oggi vicepresidente di Finco per l'energia e past president di Elettricità Futura, individua nella fragilità delle infrastrutture uno dei nodi principali degli episodi di interruzione elettrica che stanno interessando il capoluogo piemontese.
Perché la nostra rete elettrica è sotto stress
«Le ondate di calore non sono più episodi isolati, il cambiamento climatico le rende sempre più frequenti, più intense e più durature, e con esse cresce lo stress su reti, impianti, imprese e cittadini», spiega Re Rebaudengo. «I componenti elettrici che alimentano i quartieri rimasti al buio, a partire dai cavi interrati, hanno ceduto perché degradati dallo stress termico, in un terreno che non scende sotto i 30 gradi nemmeno di notte». Per Re Rebaudengo la risposta deve muoversi su due fronti: rendere le infrastrutture più resistenti e accelerare la decarbonizzazione del sistema. «Dobbiamo investire per rendere il sistema elettrico più resiliente, attraverso innovazione e digitalizzazione delle reti di distribuzione, anche con nuovi materiali più resistenti al calore. E dall'altro deve essere più decarbonizzato, perché la causa a monte è il cambiamento climatico».
Quali sono le conseguenze dei blackout per le imprese
Anche per le imprese le conseguenze sono rilevanti. «Per le imprese il conto è altrettanto pesante: produzioni interrotte, danni alla catena del freddo, attività commerciali costrette a fermarsi. La continuità della fornitura elettrica è un fattore di competitività»...
Leggi l'articolo completo pubblicato su La Stampa edizione del 29 Giugno 2026.